Liturgia della Parola

by Cathomedia

.::La storia del quadro::.

Ed eccoti mio devoto lettore un'altra immagine di Maria con il medesimo titolo di Mater Domini; titolo il più eccellente che si possa dare alla Vergine.
E per venire alla nostra storia, racconta il dottor Medico Daniello Geofilo Piccigallo in una relazione che diede alle stampe in Napoli nel 1605, che appunto, dove ora si vede una Magnifica Chiesa, meno di un quarto di miglio lontano da Mesagne verso oriente, c'era anticamente una piccola cappella, quasi del tutto andata in rovina, tanto che l'Immagine della Vergine, che ivi era dipinta in un frammento di muro, danneggiata dalle piogge, aveva quasi già perduto i suoi colori, e poco o niente vi compariva del suo volto.
Detta Cappella era situata in un folto spinaio, che dava solamente luogo ad un piccolo sentiero per cui si andava al Convento dei Padri Cappuccini.
Or mentre stava quella sacra effigie abbandonata all'inclemenza dell'aria, e senza culto, si trovò una donna (forse per divina disposizione) che andò a pregare nel giorno di Giovedì santo 1598.
In quel santo giorno la Divina Provvidenza aveva svegliato nel popolo la venerazione verso quella prodigiosa ma derelitta Immagine ed a quella donna era riservato scoprirla.
Pertanto, mentre ella porgeva le sue devote preghiere a Maria, vide che il volto della Vergine era tutto ricoperto di abbondante sudore, quasi che accompagnasse, in quel giorno (giovedì santo) i sudori del Figlio Sofferente.
Questo fatto portò spavento e stupore alla donna che gridò immediatamente: Miracolo, Miracolo!
A queste voci accorsero alcune persone che per loro affari passavano di là e ammirando il prodigio portarono subito la notizia in Mesagne. 

Questo bastò per farvi concorrere un notevole numero di persone ad osservare con i propri occhi il portento e ciò animò tra gli altri GIULIO LEUCIO mesagnese il quale per 5 anni si trovava senza l'uso delle mani e dei piedi.
Udita dunque la novità, con la speranza di recuperare la salute, stentatamente e con molta fatica si trascinò alla Cappella appoggiato alle stampelle e supplicò la Vergine a dargli la desiderata salute: immediatamente si levò in piedi e senza alcun appoggio si mise a camminare come se mai avesse patito simile impedimento.
Come povero, in rendimento di grazie non potè offrire altro a Maria se non le stampelle stesse che servirono come muto testimone di un tanto prodigio, ed egli restò lì a servire, mentre visse, la sua Sovrana Benefattrice. 

Una simile grazia fece la Vergine, pochi giorni dopo, a SUOR ANGIOLA AZZOLINI, Monaca nel Monastero di S. Maria della Luce, posto dentro le mura di Mesagne.
Aveva vissuto dodici anni inabile al movimento e tutta rattrappita nel letto.
Ma appena udì raccontare il narrato portento, invocando Maria con viva fede, che in quella portentosa Immagine cominciava a farsi conoscere dispensatrice di grazie, immediatamente con lo stupore di tutte le monache, si levò dal letto e camminò lodando la divina bontà.
Divulgate queste nuove grazie per tutta la Provincia, non si contò il numero degli infermi che andarono a sperimentare la potenza di Maria e ne offrirono consolati.
Era in quei tempi in sede vacante Vicario Capitolare di Brindisi D. Francesco Scolmafora nobile di quella città e Cantore della Cattedrale, all'orecchio del quale giunse la notizia e per obbligo del suo ufficio, si recò alla Cappella, ove vedendo il gran numero di coloro che imploravano la Mariana pietà, vedendo la consistenza delle offerte, perché le cose camminassero senza frode, diede ordini perché tutto fosse regolarizzato.
Prima di tutto volle che il dottore D. Angelo Cozza. Canonico e Cantore della Collegiata di Mesagne prendesse esatta e diligentissima informazione dei miracoli che la Vergine operava ogni giorno; ordinò che vi si destinassero persone di buona coscienza e timorati di Dio perché raccogliessero tutte le offerte e le registrassero per edificare la nuova Chiesa a gloria di Maria. 

In esecuzione dei suoi ordini il Capitolo di Mesagne elesse Don Nicolò Capodieci - tesoriere della Collegiata e, dai secolari, fu scelto D. Pietro di Resta Capitano di Cavalli e Cavaliere dell'ordine di S. Stefano, ai quali il pubblico aggiunse un tal Pompeo uomo popolare, ma di grande talento in simili faccende.
Si cominciò dunque la costruzione con grande vigore, e fu terminata nel 1605 benché restasse solo la cupola da farsi che per oscure ragioni non è ancora innalzata.
Mentre si costruiva il nuovo Tempio accorrevano da molte parti vicine e lontane non solo persone, ma intere popolazioni o a chiedere o a rendere grazie a Maria, offrendo vesti sacre, paramenti di altare, torcioni di smisurata grandezza, lampade di argento, calici di oro. anelli, gioie, corone d'argento e d'oro, ed altre cose preziose.
In particolare la Città di Brindisi donò alla Vergine una Pisside che si conserva ancora nella detta Chiesa nuova; la Terra di Calatoia inviò con solenne compagnia una mediocre campana di bronzo, facendo a gara ciascuna di quelle vicine terre e Città di adornare e arricchire il nuovo Tempio eletto dalla Vergine.
La miracolosa Immagine fin dal principio della costruzione li collocata con gran diligenza sull'altare maggiore ed alcuni anni dopo vi si pose un Quadro grande ad olio perforato in modo che comparisse la Sacra Effìgie.
In quella tela fu dipinto il fatto di S. Tommaso Apostolo quando, incredulo, toccò le piaghe del Risorto suo Maestro divino, e non per altra ragione, se non perché, avendo Monsignore Falces, Arcivescovo ordinata la solenne festa nella domenica in Albis, pareva conveniente rappresentarsi un tale mistero avvenuto quel giorno.
Lo zelante Pastore ordinò anche che il sabato prima si preparasse una solenne processione di ambedue i Cleri perché ai portassero alla Chiesa per cantare i primi Vespri e la mattina della Domenica la Santa Messa con ogni possibile solennità e decoro.
Non si deve altresì tralasciare un nuovo e più portentoso miracolo operato dalla divina Maestà a gloria di Maria e della sua Santa Immagine ed il fatto avvenne in questo modo.
Come si è detto, l'antica Effigie essendo esposta alle intemperie dell'aria per molti anni, era assai scolorita ed appena se ne vedeva qualche segno; pensarono quei Reverendi Canonici a farla ritoccare e colorirla di nuovo; fu chiamato per questa opera un tale Giampiero Zullo famoso pittore di Mesagne.
Adoperò tutta l'arte dei suoi pennelli nel rifare le vesti e le altre membra della Vergine e del suo Figlio Bambino che Ella aveva fra le braccia. riservandosi all'ultimo il ritoccare i loro santissimi volti. Ma mentre un giorno per riposare si addormentò per qualche poco di tempo, un'altra mano si impadronì delle sue fatiche.
Volendo dopo svegliato dar mano ai pennelli per ridipingere il volto della Vergine si accorse con stupore che tanto l'uno, tanto l'altro, da altro pennello molto più esperto del suo, e che non
potendo essere stato di uomo mortale, dava chiaro indizio, che fu mano Angelica o divina.
Pertanto egli sopraffatto dalla meraviglia, si prostrò ai piedi della miracolosa Immagine adorando in essa la infinita bontà divina.
Reso noto questo nuovo miracolo aumentò nella gente la devozione e il numero di coloro che, bisognosi andavano colà ad impetrare grazie e mirare con meraviglia la differenza della mano che aveva ritoccato le vesti e quella che aveva ritoccato i sacri volti; i più esperti nell'arte affermarono che come opera celeste era inarrivabile.
Questo nuovo portento viene riferito dalle persone vecchie del paese che in quel tempo vivevano.
L'anno 1689 dalla signora Caterina Martucci a proprie spese fu fatta indorare la Cappella della Vergine ed un mercante veneziano che abitava a Lecce fece venire un bel cristallo da Venezia che li posto davanti alla Sacra Effigie.
Ed è cosa rilevante che da 115 anni circa che si scoprì la miracolosa Immagine, non è affatto diminuita la devozione nel popolo, anzi, ogni giorno sempre più aumenta, mediante le continue grazie che Maria dispensa ai bisognosi. 

Tratto da:
Zodiaco di Maria - ovvero le Dodici Province del Regno di Napoli  -  Fra Serafino Montorio (1713)
(Stella IX del segno di Libra, pag. 482-485)

Pagina creata il 10/04/2007

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