 






Liturgia della Parola
 by Cathomedia |
| | .::Festa di Mater Domini nei primi anni del 1900::. |
LA FESTA DELLA MADONNA DI MATER DOMINI
Dopo quella della Madonna di Luglio, la più importante delle feste religioso - civili del paese di Giulio, a base naturalmente di luminarie (cioè «ville» come dicevano i suoi compaesani), di musica in piazza e di fuochi d'artificio, era quella della Madonna di Mater Domini, che veniva celebrata in aprile. Questa festa, aveva luogo in quella lunga e larga strada che, dalla Via del Borgo, portava alla Chiesa di Mater Domini che, con la sua alta e snella cupola, rivestita di mattonelle variopinte, la dominava in tutta la sua lunghezza.
Questa strada, per quasi una metà, partendo dalla via del Borgo, era una strada urbana; per l'altra, invece, tra urbana e campestre, essendo in parte fiancheggiata da campagna.
Tra gli altri giardini che davano su di essa, vi era quello detto di Falci, recinto da alto e vecchio muro e con un grande,, antico e stemmato portone d'ingresso e coltivato, in gfan parte ad aranci selvatici. Nel passato, nel mese di aprile, quando si celebrava la festa di Mater Domini, in quel paese, mancava del tutto la frutta fresca, perché non se ne produceva localmente, né ne veniva importata da fuori, come avviene adesso. Non si producevano nemmeno gelati e gelatini di tipo economico e di uso popolare, come si producono oggi; ed il popolo era di pochissime esigenze.
Ed allora, il giorno della festa di Mater Domini e, specialmente, il pomeriggio, il popolo, quando si recava sul luogo della festa, si riversava in gran numero allo adiacente giardino di Falci, per consumare le amare ma aromatiche arance selvatiche, che il giardino produceva a quintali.
E molte se le portava via, per consumarle a casa o portarle in dono a familiari, a parenti, ad amici. E si vedevano in conseguenza uomini, donne, ragazzi del popolo in giro per la festa, per le adiacenze, per tutto il paese con in mano le dorate ed aromatiche arance, attaccate a grappoli, a pezzi di ramo.
Oggi, questa simpatica usanza che era come la sagra delle arance, non esiste più; e non esiste più nemmeno l'antico giardino di Falci con il suo antico e stemmato gran portone di ingresso e con le sue arance amare.
E adesso, un aneddoto relativo alla ricca e nobile famiglia Falci, proprietaria, un tempo, del predetto giardino:
La famiglia Falci si spense, nel tardo Settecento, con donna Ilaria, zitellona e bizzoca.
Di lei si racconta che, per penitenza religiosa, usava, ogni giorno, farsi ammanire, dalla sua servitù, un bel pranzetto; ma che, a tavola, in cospetto di un bel piatto di oriecchiette a ragù o di tagliatene in brodo o di una bella porzione di carne arrosto od in umido, mangiava, soltanto, una povera minestra di legumi. E mangiando, diceva alla sua bocca: «Bocca mia, tu vorresti gustare quelle belle vivande, vero ? Ma ti spettano solo questi poveri legumi». Bisogna riconoscere che donna Ilaria, malgrado il suo corpicino minuto e semirattrappito, aveva un bel coraggio ! !
- Tratto dal Libro di Luigi Scoditti –
Ricordi di un paese del salentointorno al 1906
Pagina creata il 10/04/2007 |
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